giu
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Minacce di morte a David Oddone
Pubblicato nella categoria Avvisi da Minosse alle 23:07.
Scrivo queste poche righe per manifestare la mia più sincera solidarietà a David Oddone nella convinzione di parlare a nome di tutti gli utenti e lettori di Inblog. Non servono tanti giri di parole, il lavoro di Oddone parla da se, con alti e bassi ovviamente, ma questo è umano Non si possono tollerare cose del genere, occorre fare piena luce sulla vicenda.
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45 Commenti per “Minacce di morte a David Oddone”
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Ho letto sulla stampa che pur avendo fatto regolare denuncia il giornalista Oddone, non è ancora stato sentito da nessun organo inquirente. Se fosse vero, sarebbe grave, davanti a simili atti ci si dovrebbe muovere con tempestività. Esprimo a David Oddone la mia solidarieta, e l’augurio che nel paese dei segreti si riesca a beccare questi vigliacchi.
La cosa è gravissima, come lo è altrettanto il fatto che a distanza di due settimane ancora non si sa nulla sull’identità del mediatore della puntata di EXIT. O il Tribunale di San Marino inizia a lavorare oppure se ne possono andare tutti quanti a casa. Vengono elargiti lauti stipendi per cosa? Per non fare niente. È scandaloso. A questo punto, non so se sia possibile nel caso in oggetto, procederei a sporgere denuncia in Italia con la speranza che qualcosa si muova. Ricordo che il merito dell’unica rapina sventata a San Marino è di una badante ucraina. Anche qui, generali, marescialli, brigadieri e agenti, ma per cosa? Per sfilare in parata il primo di ottobre e aprile!
Credo che a qualche “amministratore della giustizia” non dispiacerebbe lavorare e mi sembra che in parte lo stia facendo. Non sempre, però, può spingersi più in là di tanto, perché probabilmente quelli che hanno minacciato Oddone, o i loro compagni di merende, sono gli stessi che tengono sotto controllo il Tribunale o i suoi settori più sensibili. Anche questo, Minosse, è uno dei grandi problemi mai risolti della nostra democrazia. Preferisco di gran lunga le Procure italiane o i “maledetti” PM che ossessionano lo psiconano, i quali, magari a volte esagerando, agiscono e trasmettono la senzazione che una giustizia, buona o cattiva, lì c’è. Da noi invece si coglie un senso di remissività, di subordinazione o addirittura di spavento. E, finché i giudici li nominerà il Consiglio e quindi una maggioranza, non c’è da farsi illusioni o da crearsi improbabili aspettative.
Hai ragione, non è mai giusto sparare nel mucchio. Però ad un certo punto ci si rompe anche. Invito tutti gli amministratori pubblici che subiscono pressioni di ogni tipo a chiedere aiuto alla cittadinanza. Per esempio se uno del tribunale dicesse: qui ragazzi non posso lavorare, c’è Tizio, Caio e Sempronio che mi hanno detto di stare buono. A quel punto monterei in macchina e andrei personalmente a prendere nel bavero chi che sia. Se non è abbastanza chiaro il cambiamento non arriverà mai dall’alto! È tutto fermo.
Naturalmente la solidarietà è il meno che si possa fare.
Credo che le minacce siano ascrivibili al caso Nikki Aprile e non ai bambacioni che circolano in repubblica o a chi controlla le istituzioni. Il nostro Tribunale da operetta il massimo che può fare è un’archiviazione!
Siamo proprio sicuri che sia un mediatore e non piuttosto un commercialista?
In caso di minacce di morte, il fascicolo dovrebbe essere aperto d’ufficio ma se quegli sveltoni del Tribunale ancora non lo hanno convocato (o il suo avvocato) per sentire la versione dei fatti, una bella denuncia al consiglio giudiziario è quello che ci vuole!
Quello che non mi torna, in questa vicenda, è che la solidarietà ad Oddone sia arrivata solo dall’Ordine dei giornalisti. E la Federazione della stampa, che dei giornalisti è il sindacato? Di solito è la prima a farsi sentire. In questo caso o se n’è stata zitta o mi è sfuggità.
Avete letto di bertoldino?

Ha fatto un’interpellanza sbagliando i nomi delle presunte società coinvolte e quel ciarlatano di smoggi, invece di verificare la notizia gli è andato dietro pubblicandola!
Che bella figura de mierda!
Minosse, hai dimenticato il Riccio. Era arrivato in pompa magna accompagnato dalle due comari per vigilare sulla sicurezza del territorio. Non ha emulato Reggia, che in due mesi ha messo a posto Banca Centrale!
Colpe immense del Governo disposto solo a buttare via i soldi pubblici, più volte sul blog era stato evidenziato che i Corpi militari e il Corpo della Polizia hanno i relativi Comandanti e che, se di qualcosa devono rispondere, questi e solo questi sono i primi referenti ???
La cittadinanza non avverte l’utilità di figure di cui, invece, ha pensato bene munirci l’esecutivo ???
Conseguenza di simile operato: “incomprensioni” tra Comandanti e nuove figure che vorrebbero….., boh, ???
L’obiettivo doveva essere: semplificare e rendere più efficiente e non COMPLICARE e rendere più confusionale …??????
Ma quando non si sa dove andare a “parare”, tante volte si cerca di complicarsi la vita…..”inventando” altri problemi !!!???
La figura de mierda continua. Anche oggi il fumetto smoggi ha dovuto ospitare le rettifiche condite con reprimende!
Legge sulle residenze, modifiche alla concessione di alcune società, sblocco terreni…. Non voglio fare la solita dell’opposizione, ma un fattore comune emerge: il Congresso di Stato avoca a se stesso ogni potere di discernimento e di giusta scelta… Bene, anzi benissimo!! Ma qualora dovesse non essere così preveggente, cosa che non è richiesta al momento che ti candidi, e dovessero sbagliare (alcuni esempi del passato? Moltissimi, a partire da tutte le frodi effettuate prima della liberazzazione delle licenze…), introdurre controlli ferrei mediante passaggio delle informazioni fra uffici grazie alla creazione di una banca dati accessibile e fruibile in tempo reale, no vero?!? Ma possibile che la balla del grande giudizio infallibile del Congresso se la bevano tutti??? Possibile che solo nel 2010, anno in corso, si continui ad approvvare leggi in Cgg in cui le frodi, e dico le frodi e non le evasioni, segnalate dall’Italia per il tramite del Clo non vengono segnalate agli Uffici competenti dell’Amministrazione sammarinese???? Possibile che per sapere chi sono i soci e le partecipate delle nostre finanziarie e fiduciarie devo comprare il Corriere della Sera ed il Sole24ore???
Ma i sammarinesi sono in continua overdose o ogni tanto hanno un momento di lucidità???
Vero, me ne ero dimenticata. Arriveà la saggezza all’improvviso…con la carenza brutale del soldo e la richiesta dei sacrifici…
Sapete una cosa? Dopo tanti anni che parlo di preventivare le disgrazie per attutirne gli effetti mi sono proprio rotta. Questo paese merita la crisi del ‘29 degli Usa… Altrimenti si bevono di tutto e di più!
Si fumano da 17 secoli la ’sammarinesità’.
Figurati.
Prendi questa mano,
zingara,
dimmi pure che destino avrò
parla del mio amore,
io non ho paura
perché
lo so
che ormai
non m’appartiene.
Guarda nei miei occhi,
zingara
vedi l’oro dei capelli suoi.
Dimmi se ricambia
parte del mio amore,
devi dirlo
questo
tocca a te.
Ma se e’ scritto che
la perderò,
come neve al sole
si scioglierà
un amore.
Ma se e’ scritto che
lo perderò,
come neve al sole
si scioglierà
un amore.
Prendi questa mano,
zingara,
leggi pure che destino avrò
Dimmi che mi ama,
dammi la speranza,
solo questo
conta
ormai per me.
When the moon is in the Seventh House
And Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars
This is the dawning of the age ofAquarius
The age ofAquarius
Aquarius!
Aquarius!
Harmony and understanding
Sympathy and trust abounding
No more falsehoods or derisions
Golden living dreams of visions
Mystic crystal revalation
And the mind’s true liberation
Aquarius!
Aquarius!
When the moon is in the Seventh House
And Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars
This is the dawning of the age ofAquarius
The age ofAquarius
Aquarius!
Aquarius!
Livia, sono sempre più convinto che i veri cog.ioni siano i dipendenti, perché gli altri, molti degli altri (i lavoratori autonomi e coloro che si servono di società e operatori economici vari….) riescono a fare tutto quello che vogliono, persone che, nonostante dichiarazione di redditi lungi da quelli realistici, riescono a “beffarsi” dei primi e di tutto il sistema sammarinese, non ho mai sentito o letto di sanzioni applicate ad un operatore economico perché é stato accertato l’evidente scostamento tra dichiarazione e realtà ???
Ecco perché alla fine ricadrà il tutto sempre sui soliti “cog.ioni” e gli altri, molti degli altri, … continueranno come hanno sempre fatto anzi riusciranno a “nascondere” ancora di più, perché c’é la crisi …. ???
Ci sono divergenze tra redditi dichiarati e tenore di vita corrispondente che sono talmente evidenti che solo chi non li vuole vedere non se ne cura ???
Ecco perché ci vuole una “rivoluzione” istituzionale che ribalti completamente il modo di agire di quelli esistenti ???
I servizi sociali, assistenziali, sanitari, ….. debbono essere sostenuti anche dai tanti evasori e elusionisti fiscali ???
Gli unici rivoluzionari del posto tardarono oltre un secolo.
E alla fine.dopo tormentati studi,chiesero a due rappresentanti del Capo (I-13)…
…che il Capo si levasse. Con ossequio.
O mamma mia eccheè!
Non so se essere lusingato o preoccupato: Bertoldo leggi le interpellanze che faccio!?! Ma nn hai nientaltro da fare inoltre è una questione che manca t’immagina cosa sia….
Poi nn farla cosi grossa per un errorino… una vocale in meno…. oltrettutto subito corretto e fatto ammenda con chi di dovere.
Inoltre le rettifiche di chi!?! Per adesso ho solo chiesto informazioni quindi nn c’è niente da rettificare, mentre se nn è sufficiente quello che è stato già scritto per far finire certe azioni, quando mi risponde il Segretario di Stato la trasformo in mozione e ci aggiungo dell’altro, ma nn credo sia necessario. Forse allora ci saranno le rettifiche……
LA GINESTRA O IL FIORE DEL DESERTO
E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
Giovanni, III, 19
Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor né fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de’ mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d’afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell’impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s’annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d’armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de’ potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l’altero monte
Dall’ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d’esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
È il gener nostro in cura
All’amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell’uman seme,
Cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell’umana gente
Le magnifiche sorti e progressive .
Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E procedere il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tutti,
Di cui lor sorte rea padre ti fece,
Vanno adulando, ancora
Ch’a ludibrio talora
T’abbian fra sé. Non io
Con tal vergogna scenderò sotterra;
Ma il disprezzo piuttosto che si serra
Di te nel petto mio,
Mostrato avrò quanto si possa aperto:
Ben ch’io sappia che obblio
Preme chi troppo all’età propria increbbe.
Di questo mal, che teco
Mi fia comune, assai finor mi rido.
Libertà vai sognando, e servo a un tempo
Vuoi di novo il pensiero,
Sol per cui risorgemmo
Della barbarie in parte, e per cui solo
Si cresce in civiltà, che sola in meglio
Guida i pubblici fati.
Così ti spiacque il vero
Dell’aspra sorte e del depresso loco
Che natura ci diè. Per questo il tergo
Vigliaccamente rivolgesti al lume
Che il fe’ palese: e, fuggitivo, appelli
Vil chi lui segue, e solo
Magnanimo colui
Che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,
Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.
Uom di povero stato e membra inferme
Che sia dell’alma generoso ed alto,
Non chiama sé né stima
Ricco d’or né gagliardo,
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma sé di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e noma
Parlando, apertamente, e di sue cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest’orbe, promettendo in terra
A popoli che un’onda
Di mar commosso, un fiato
D’aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s’ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l’ire
Fraterne, ancor più gravi
D’ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l’uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de’ mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L’umana compagnia,
Tutti fra sé confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell’uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così qual fora in campo
Cinto d’oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl’inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell’orror che primo
Contra l’empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l’onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch’ha in error la sede.
Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e su la mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto seren brillare il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch’a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L’uomo non pur, ma questo
Globo ove l’uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell’uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch’io premo; e poi dall’altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell’universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co’ tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m’assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.
Come d’arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo autunno
Maturità senz’altra forza atterra,
D’un popol di formiche i dolci alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l’opre
E le ricchezze che adunate a prova
Con lungo affaticar l’assidua gente
Avea provvidamente al tempo estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto; così d’alto piombando,
Dall’utero tonante
Scagliata al ciel profondo,
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli
O pel montano fianco
Furiosa tra l’erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d’infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar là su l’estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su quelle or pasce
La capra, e città nove
Sorgon dall’altra banda, a cui sgabello
Son le sepolte, e le prostrate mura
L’arduo monte al suo piè quasi calpesta.
Non ha natura al seme
Dell’uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell’altra è la strage,
Non avvien ciò d’altronde
Fuor che l’uom sue prosapie ha men feconde.
Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall’ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in questi campi
Nutre la morta zolla e incenerita,
Ancor leva lo sguardo
Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta più mite
Ancor siede tremenda, ancor minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli averi
Lor poverelli. E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell’ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più volte, esplora il corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall’inesausto grembo
Su l’arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel cupo
Del domestico pozzo ode mai l’acqua
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
Di lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontan l’usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico schermo,
Preda al flutto rovente,
Che crepitando giunge, e inesorato
Durabilmente sovra quei si spiega.
Torna al celeste raggio
Dopo l’antica obblivion l’estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all’aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Che alla sparsa ruina ancor minaccia.
E nell’orror della secreta notte
Per li vacui teatri,
Per li templi deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per vòti palagi atra s’aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l’ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
Così, dell’uomo ignara e dell’etadi
Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi procede
Per sì lungo cammino
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
E l’uom d’eternità s’arroga il vanto.
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l’avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Né sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell’uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.
Non ti allargare bertoldinus!
La notizia l’ho letta sul ciarlatano smoggi e comunque stai tranquillo, la tua figuraccia sarà niente in confronto alla figura de mierda che farà domani il gobierno in conferenza stampa!
Verissimo, perchè non farà in tempo!
Gianni!!! Vai all’Unieuro! L’ottimismo è il profumo della vita, l’ottimismo vola!
Orcozio, m’ha cagato un piccione in un occhio!
Mi piacerebbe sapere cos’ha bevuto!
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e ‘l suon di lei. Così tra questa
Infinità s’annega il pensier mio:
E ‘l naufragar m’è dolce in questo mare marrone.
Fatti più in là
così vicino mi fai turbar
fatti più in là .. a .. a
così la testa mi fai girar
quelle labbra che tu hai
quella bocca che tu hai
quell’odore che tu hai
io lo so per me son guai
fatti più in là
che turbamento sento arrivar
fatti più in là
già la pressione mi fai alzar
con quegli occhi che tu hai
con gli sguardi che mi fai
con le mani che tu hai
tu mi tocchi come sai
fatti in là fatti in là
fatti in là fatti in là
fatti più in là a a a
amor
che male che mi fai
se sei vicino a me
un prurito forte
forte al cuore
che grattare guarire
non si puo’ o o o
fatti più in là
così vicino mi fai turbar
fatti più in là
così la testa mi fai girar
quelle labbra che tu hai
quella bocca che tu hai
quell’odore che tu hai
io lo so per me son guai
fatti in là fatti in là
fatti in là fatti in là
fatti più in là a a a a a a
amor
fatti più in là
che turbamento sento arrivar
fatti più in là
già la pressione mi fai alzar
con quegli occhi che tu hai
con gli sguardi che mi fai
con le mani che tu hai
tu mi tocchi come sai
fatti in là fatti in là
fatti in là fatti in là
fatti più in là a a a a a a
amor
Silvio, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvio mio!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d’amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell’età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.
Forse non era un alcolico!
Cribbio, nei denti me l’ha dato!
O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Prima divelte, in mar marrone precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
…e chissà perchè l’impaginatore del quotidiano milanese non ha messo la rubrica ‘Sussurri & Grida’ di Gerevini (’La trasparenza con soci segreti di San Marino’ a pag.43) accanto alla pubblicità a pagamento ‘Innamorati di me’ a pag.19…
Ultimissime.
Rogatoria sul tesoro dei Goti.
La nota verbale ancora non è partita!

Gli è rimasta tra i denti!
Ma se è verbale basta alzare la cornetta del telefono per farla arrivare!