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Il caldo respiro della speranza

(20 posts)
  • Started 3 years ago by prometeo
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  1. prometeo scrive:

    Il caldo respiro della speranza

    “Noi vogliamo cambiare il mondo, per questo siamo qui. Ne’ più ricchi né più poveri, ma un mondo di eguali. Noi vogliamo un mondo d’amore, di libertà, di uguaglianza, di fratellanza, un mondo dove la vita sia bella da vivere, perché non più sottomessi al bisogno, alla sopravvivenza. E lo faremo!
    Lo faremo, e niente e nessuno ci potrà fermare. Le decisioni che il nuovo governo prenderà subito saranno le seguenti.
    La revocabilità degli eletti a qualsiasi livello in qualsiasi momento, nel caso i suoi elettori lo ritengano necessario.
    Stipendio per gli eletti, a qualsiasi livello, di duemila euro al mese adeguabili, nel caso di minor potere d’acquisto, ogni due mesi, così come per ogni altro lavoratore.
    Abolizione delle tasse, poiché l’amministrazione statale provvederà alla sua funzione e alla gestione della sanità gratuita per tutti, alla gestione della scuola gratuita per tutti, alla gestione di strade ed autostrade gratuite per tutti, e a qualsiasi incombenza utile per la vita dei cittadini, con una percentuale sui risultati di produzione.
    Le pensioni dovranno essere pari agli stipendi e l’età pensionabile sarà: cinquant’anni per le donne e cinquantacinque per gli uomini. Anch’esse saranno finanziate con una percentuale dei risultati del lavoro sociale.
    La partecipazione all’attività produttiva non potrà iniziarsi prima del compimento di diciotto anni. Durante l’attività produttiva tutti dovranno seguire corsi di conoscenza di due ore al giorno, dal lunedì al venerdì. L’attività lavorativa non potrà superare le sei ore giornaliere, dal lunedì al venerdì. Il lavoro al sabato e alla domenica sarà consentito solo ove veramente necessario per l’interesse della società o delle persone, per esempio la sanità, i trasporti, e alcune attività ricreative.
    Dobbiamo capovolgere la centralità dell’attività sociale, non più il profitto, il business, il denaro, ma l’essere umano, il suo benessere fisico e psichico.
    Tutti devono partecipare al processo produttivo…
    Tutti devono avere una casa…
    Tutte le azienda saranno di proprietà sociale…
    Ogni carica è elettiva e revocabile in qualsiasi momento. La nostra deve essere una vera democrazia dove il popolo governa.
    Noi siamo per la conoscenza, ma lasceremo che ognuno possa esprimere le sue credenze religiose, trattandole come faccende private.
    Ognuno sarà libero di vivere come vuole e con chi vuole…
    Tutto ciò che divide deve essere cancellato dalla nostra realtà, mentre dobbiamo costruire sempre più elementi di partecipazione, di unione, di interessi comuni tra tutti noi, affinchè i nostri sguardi siano pieni d’amore verso il nostro prossimo.
    Tutti devono sapere e rendersi conto che il mondo è cambiato, che “un nuovo mondo” è sorto e cammina spedito verso la felicità terrena, unica e sola conquistabile dagli esseri umani.”

    Il caldo respiro della speranza
    Giuseppe Calocero

    Questo è l’unico e concreto programma per cambiare la condizione umana!
    Qualsiasi altro, mettendo al centro il profitto, non potrà mai realizzare una società libera, fraterna, uguale.
    Con il livello di sviluppo raggiunto dalle forze produttive, un mondo nuovo è possibile e necessario.
    Sta a noi, che “ci alziamo con la bava alla bocca” per le ingiustizie, che siamo costretti a subire, voler conquistare la nuova frontiera dell’umanità.
    Se lo vogliamo, possiamo sognare!

    Posted 3 years ago #
  2. prometeo scrive:

    Gl’individui del vecchio mondo “sputano dolce” e cercano di farci “essere la favola del tordo”.

    Mentre la produzione di beni è sempre più in aumento, crescono le persone che soffrono la fame.
    Il vertice F.A.O. di Roma, al di là dei dati sul problema, è stato incentrato sugl’interessi dei vari paesi capitalistici. Come riporta La Repubblica del 5.6.2008, le aree ricche vogliono un’ulteriore liberalizzazione dei mercati del Wto per garantire massimo accesso alle merci. Quelle”povere” chiedono meccanismi di protezione per i mercati deboli senza essere esclusi dal commercio globale.
    L’occidente insiste sulla concezione degli aiuti come emergenza, così da far apparire i suoi “surplus” come solidarietà. I governi africani chiedono maggiore libertà di utilizzo negli aiuti e impegno nelle riforme strutturali. Usa, Europa e Brasile, per quanto riguarda i biocarburanti, hanno già avviato le coltivazioni e l’acquisto di atri terreni da destinare alla produzione di energia.
    Le Ong chiedono che non si dedichi troppo terreno al biocarburante finchè serve alla coltivazione per uso alimentare.Sulla questione climatica le economie forti vanno avanti per la loro strada, escludendo legami fra agricoltura e cambiamenti climatici, mentre le Ong chiedono che l’agricoltura sia inserita nelle trattative di Kyoto 2.
    Scriveva Orazio in Arte poetica:” Parturiunt montes, nascetur ridiculus mus.”
    Nel caso del consesso della F.A.O. sono assenti pure le “montagne”. E’ come voler riscuotere dei soldi alla “Banca dei monchi”. La discussione è incentrata solo sugli interessi del “Guadagno”.
    Tanti esseri umani nei prossimi anni continueranno a soffrire la miseria e la fame, non perché i beni prodotti non possano soddisfare le esigenze dell’umanità, ma perché la produzione è per il “Guadagno” e non per l’essere umano e, fino a quando la realtà socio-economica sarà tale, sarà solo una pia illusione pensare che le necessità di ogni persona possano essere soddisfatte. Coloro che propagandano questi miraggi coscientemente od inconsapevolmente vivono nel mondo del fantastico e dell’irrealtà.
    Il capitalismo non potrà mai eliminare la miseria e la povertà, perché è una condizione necessaria alla sua vita. Cercherà sempre di tenere bassi i salari, al di là dei piagnistei caritatevoli di parlamentari, industriali, dirigenti sindacali, associazioni varie sulla perdita del loro potere d’acquisto, perché essi sono legati indissolubilmente al profitto e la forza lavoro per il capitalista deve costare poco e produrre molto.
    Il sistema economico non è una fila o una sequela di astratti ragionamenti, ma è un connesso ed un complesso di fatti, in cui vengono generati i rapporti di produzione, base del sistema capitalistico.
    Non si può pensare che il sistema attuale, che si è costituito nei secoli con la violenza, con l’astuzia, con l’ingegno, con la scienza, attenui la sua idea guida, fare “Guadagno”, per far posto alle esigenze dei poveri, dei miserevoli, degli affamati.
    Pensare che questo sistema sociale cambi la sua linea guida è andare dritti nell’assurdo.
    E ciò che i mass-media vogliono far sembrare irreale o superato dalla storia, portando ad esempio forme di capitalismo di stato, spacciato per comunismo, è reale, vivo, sempre più in crescita nella progressione capitalistica.
    Ciò che invece vogliono far sembrare reale e cioè questo sistema come unico possibile, seppur riformabile, è irreale, perché non si pone l’idea guida di risolvere la soddisfazione dei bisogni dell’umanità intera e perché nelle sue contraddizioni s’inserisce la certezza scientifica di un “Mondo Nuovo”.
    Progredisce in ogni area il capitalismo, si sviluppano gli embrioni del comunismo! Una società fondata sul concetto: “ Da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo le sue necessità.”
    Una società in cui avere un lavoro, una casa, mangiare, bere, vestirsi, conoscere, curarsi sia un diritto e non un’illusione. Una società di persone libere dai bisogni materiali, presupposto per una vera civiltà di libertà, uguaglianza, fratellanza, giustizia, amore, pace.
    Il caldo respiro della speranza è reale allo stesso modo dell’essere reale, nella situazione odierna, dell’attuale sistema. Se lo vogliamo, possiamo essere attori di un “Mondo Nuovo” e non comparse di un vecchio mondo!
    Se lo vogliano, possiamo sognare! Possiamo assaporare il dolce sapore del cielo.

    Posted 3 years ago #
  3. prometeo scrive:

    Nel capitalismo tanti provano il ”morso del lupo”, pochi si danno ai saturnali.

    “Secondo un recente studio pubblicato dalla Bri, la banca dei regolamenti internazionali, nel 1983, all’apogeo della prima repubblica, la quota del P.I.L., intascata dalla voce profitti, era pari al 23.12 per cento. Di converso quella destinata ai lavoratori superava i tre quarti. Più o meno la stessa situazione del 1960, prima del “miracolo economico. ”L’allargamento della fetta del capitale comincia subito dopo, nel 1985. Ma per il vero salto bisogna aspettare la metà degli anni ’90. I profitti mangiano il 29 per cento della torta nel 1995. E la fetta dei padroni, grandi, medi e piccoli non si restringe più: raggiunge un massimo del 32,7 per cento nel 2001 e, nel 2005 era al 31,34 per cento del P.I.L. quasi un terzo. Ai lavoratori quell’anno, è rimasto in tasca poco più del 68 per cento della ricchezza nazionale.
    Otto punti in meno, rispetto al 76 per cento di vent’anni prima. Una cifra enorme, uno scivolamento tettonico. Per capirci, l’8 per cento del P.I.L. di oggi è uguale a 120 miliardi di euro. Se i rapporti di forza tra capitale e lavoro fossero ancora quelli di vent’anni fa, quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori italiani, vorrebbero dire 5 mila 200 euro in più in media all’anno, se consideriamo anche gli autonomi, professionisti, artigiani, commercianti, che in realtà stanno un po’ di qui, un po’ di là. Se consideriamo solo i 17 milioni di lavoratori dipendenti, vuol dire 7 mila euro tonde in più. Altro che taglio delle aliquote Irpef.”
    Maurizio Ricci
    La Repubblica del 3. 5. 2008
    Questa è realtà. Chi produce sta sempre peggio, chi non produce sempre meglio. E i sindacati? Hanno collaborato a questa situazione e continuano a farlo. Il sindacato, strumento delle lavoratrici e dei lavoratori, è diretto da individui che hanno a cuore gl’interessi del “paese” e quindi del sistema che vive di quello che le lavoratrici ed i lavoratori producono.
    Gli attuali dirigenti sindacali hanno a cuore il profitto, non certo il salario.
    Hanno accettato di tutto pur di venire incontro al profitto!
    La riforma della contrattazione è solo l’ultima invenzione per indebolire ulteriormente i produttori.
    Nulla mai potrà esserci alla luce del sole fino a quando esisteranno profitto e salario. A seconda della condizione sociale gli esseri umani avranno sempre obiettivi diversi e dissimili. La realtà del mondo che vede circa due miliardi di persone che provano “il morso del lupo”, la fame, con circa cinquanta milioni di bambini che muoiono per non poter cibarsi adeguatamente, non potrà mutare fin quando il re egemone è il profitto.
    Illudersi che senza variare la realtà economico-sociale un partito, un individuo, possa venire incontro alle esigenze umane è pura illusione.
    Per liberarsi dalla schiavitù ideologica ed iniziare un cammino di libertà la prima cosa da fare è prendere coscienza di questa realtà.
    Questa presa di coscienza è il primo passo per incamminarsi verso il sogno, sempre più realizzabile, di un “Mondo Nuovo” senza profitto e salario, ma con una produzione mirata ala consumo e con l’essere umano ed i suoi bisogni al centro della società.
    Una società non più divisa da vari interessi, ma unita su obiettivi comuni: una società di persone libere!
    Una società in grado di liberare l’umanità dai problemi radicali dell’esistenza: il lavoro, la casa, il cibo, la salute.
    L’attuale dimensione sociale non sarà mai in grado di raggiungere questi obiettivi per un motivo molto semplice: non sono i suoi.
    L’unico suo obiettivo è il profitto ed esso vive sulla mancanza di lavoro per comprare la forza lavoro a minor prezzo e dare salari da fame che, in tanti casi, non permettono un’abitazione decente, un’alimentazione corretta, una cura della salute efficace.
    Un “Mondo nuovo” è possibile, sta a noi volerlo conquistare!
    Se lo vogliamo, possiamo sognare!
    Se lo vogliamo, possiamo assaporare “ il caldo respiro della speranza”!

    Posted 3 years ago #
  4. 20annidasammarinese scrive:

    Economia e Felicità
    l\'economia produce ricchezza (per pochi) e benessere (sempre meno per molti) che però non coincidono con la felicità che è legata alla relazione interpersonale.
    Certo le attività economiche possono favorire oppure ostacolare le relazioni intersoggettive.
    Come dice un interessante filone dell\'Economia contemporanea (la cosiddetta Economia Civile) i cui più interessanti rappresentanti italiani sono Bruni, Porta e Zamagni, i beni materiali prodotti dall\'economia sono importanti se ci rendono felici; se invece ci portano, in svariati modi, ad essere infelici, allora gli stessi beni si trasformano in mali.
    I beni più preziosi sono i rapporti intersoggettivi.
    Se i beni relazionali sono i più preziosi allora i bene-stanti (cioè i ricchi di beni materiali) sono quelli che non li coltivano e quindi i più infelici.
    Viceversa alcuni indigenti che coltivano le relazioni intersoggettive, sono più felici, pur essendo sprovvisti dei beni materiali prodotti dall\'economia.
    L\'economia perciò, anche se non direttamente si occupa di raggiungere o accrescere la felicità, perchè si occupa di beni materiali, può svolgere una funzione sociale di grande valore, perchè può creare le condizioni per raggiungere la felicità.
    Se però l\'impegno di accrescere il reddito e la produttività danneggia o impedisce le relazioni intersoggettive, allora esso ci rende infelici.

    Se ci si mette anche il ministro del welfare e la presidente della Confindustria Marcegaglia a proporre 65 ore alla settimana di lavoro, mi chiedo dove andranno a finire le relazioni intepersonali!!!
    Sarà un periodo buio, molto buio, quello che ci aspetta.
    20ADS

    Posted 3 years ago #
  5. 20annidasammarinese scrive:

    per chi fosse interessato all\'argomento un interessante link.
    http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=329
    Saluti
    20ADS

    Posted 3 years ago #
  6. prometeo scrive:

    Il capitalismo ci “tratta come gl’Iloti”.
    Le ultime elezioni hanno visto ancora una volta andare in onda la fiera delle illusioni. Tutti hanno cercato di convincere le persone che con i propri programmi ogni problema di vita sarebbe stato risolto.
    Ha vinto il “re degl’illusionisti”.
    Sono trascorsi due mesi dalla tornata elettorale e, nonostante gli spot pubblicitari su sicurezza, immondizia, lavoro, stipendi, energia, si prefigura un presente ed un prossimo futuro dove i problemi della sicurezza del lavoro, di uno stipendio decente per vivere, di una casa, di una buona assistenza sanitaria, di una buona scuola, di una legislazione uguale per tutti, di una buona rete di trasporti saranno sempre presenti e, forse, più gravi.
    Si prefigura un domani dove i ricchi saranno ancora più ricchi ed i poveri ancora più poveri.
    A questo scenario stanno partecipando tutti. Governo, opposizione, dirigenze sindacali delle imprese e dei lavoratori con un unico obiettivo: aumentare il profitto.
    Ancora una volta parlare di destra e di sinistra, che non sono altro che le posizioni occupate in parlamento, non ha senso.
    Bisogna vedere chi si schiera per il profitto e chi per il salario!
    Chi si pone per aumentare il lusso e la lussuria dei ricchi e chi per cercare di migliorare la condizione delle classi subalterne!
    L’analisi della sconfitta elettorale, che ha fatto un nome di primo piano della cosiddetta “ sinistra radicale” su una rivista, è stata ancora una volta “ pro domo sua” e per niente realista.
    Per il semplice fatto che la sconfitta elettorale è stata dovuta in primo luogo alla non realizzazione di quanto scritto nel voluminoso programma dell’Unione ed in modo essenziale alla non abolizione della legge 30 o Maroni e delle nuove norme sulle pensioni, approvata dal precedente governo e che il nuovo esecutivo, in alcuni casi, ha addirittura peggiorato.
    Sembrerebbe strano, ma non lo è, in una società di interessi diversi e contrapposti, le esigenze del profitto sono sempre in primo piano, quelle del salario e dei lavoratori sempre subordinate all’interesse del paese, ovvero del profitto.
    A questa legge non si sottrae alcuno.
    Ne consegue quindi che chi vuole una realtà socio-economica diversa deve guardare altrove per cercare di non essere come gl’Iloti, guardando in primo luogo la sua condizione e le sue esigenze ed alzando gli occhi dalla povere delle idee dominanti delle classi dominanti, sparse a piene mani per inserire nelle menti e nei cuori paura, abbattimento, sottomissione, ignoranza.
    Se alziamo gli occhi dalla polvere dell’illusionismo e cerchiamo di conoscere ed analizzare la realtà con la mente libera nella conoscenza, ogni velo cade e tutto davanti a noi si presenta in modo crudo e reale.
    Questa società non è per l’essere umano, ma per il “dio denaro”, impersonato dal “dio profitto”.
    Ed il profitto non è sinonimo di libertà, uguaglianza, fratellanza, amore, pace, giustizia, ma è contrario.
    “L’essere umano deve soddisfare i bisogni materiali, ma anche morali, deve dare da mangiare alla pancia e alla mente, solo così ritrova la sua essenza.”
    Giuseppe Calocero
    Il caldo respiro della speranza
    Le persone non ritroveranno la propria essenza di esseri umani nell’amore e nella conoscenza se non quando i loro bisogni materiali e spirituali potranno essere completamente soddisfatti.
    La strada per giungere a questa meta passa per una società, basata sulla produzione per il consumo e non sulla produzione per la produzione.
    Ovvero una società che metta al centro l’essere umano e non il profitto.
    Le contraddizioni del capitalismo ed il crepuscolo ideale, economico e sociale che sta segnando il suo cammino è simile ad altre epoche storiche sul procinto di partorire nuove frontiere economiche, sociali e politiche.
    Un “Mondo Nuovo” è possibile! Se lo vogliamo, possiamo sognare!

    Posted 3 years ago #
  7. 20annidasammarinese scrive:

    Cito: Le contraddizioni del capitalismo ed il crepuscolo ideale, economico e sociale che sta segnando il suo cammino è simile ad altre epoche storiche sul procinto di partorire nuove frontiere economiche, sociali e politiche.

    In genere, nel passato, il parto è stato molto difficile e le lotte sono sfociate nel sangue.
    Forse con il millennio \"il Mondo Nuovo\" si raggiungerà in modo diverso da una rivoluzione, che si chiami francese, russa, industriale, informatica, ecc..
    Quello che si nota è che l\'agonia del vecchio mondo sta irrigidendo i governi, isolando le popolazioni, rafforzando gli eserciti, imbavagliando le notizie.
    Questi segnali sono forieri di negatività e di triste destino.
    Manca chi abbia le capacità e riesca a formare le nuove generazioni a qualcosa di più che ad una WII o una PSP o allo sballo del sabato. Quel qualcosa che sia senso di se, di aggregazione, si tolleranza, di intuizione, di pensiero positivo, di cooperazione fattiva e non virtuale.
    il Nuovo Mondo speriamo non solo di sognarlo ma anche di viverlo (a me per quel che rimane).

    Posted 3 years ago #
  8. prometeo scrive:

    Il sogno e l’incubo.
    Il sogno di ogni essere umano è vivere una vita serena nella soddisfazione dei suoi bisogni spirituali e materiali. Ogni sua azione è finalizzata al raggiungimento di questo obiettivo.
    L’incubo dall’umanità è vivere in una società con l’idea guida del profitto, che determina disuguaglianza, ingiustizia, miseria, guerra, fame, sfruttamento.
    Ci si illude che tale partito borghese, meglio dire comitato d’affare, o tal’altro personaggio possano cambiare in meglio la realtà, ma ci si accorge poi che la dimensione reale è sempre la stessa ed i problemi dello stipendio, del lavoro, della casa, dei servizi insufficienti e carenti continuano ad affliggere la nostra vita.
    Si vive nella paura del presente e del futuro!
    Paura accentuata dai mass-media dei gruppi sociali dominanti, che fanno campagne di stampa tali da far divenire problemi anche realtà normali della società capitalistica.
    Che società è una dimensione sociale dove domina la paura?
    La paura del presente, del futuro, di altre persone, di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, di non avere denaro sufficiente per la propria sussistenza, di non poter uscire di casa liberamente.
    “Nel vecchio mondo la realtà presentata nella finzione televisiva è bella, ma rimane solo finzione, purtroppo. In quel mondo…milioni di persone sono senza casa, hanno un’assistenza sanitaria o mancante o carente, milioni di persone non possono accedere all’istruzione.
    Che mondo è dove al primo posto c’è l’ottica di fare soldi? Che mondo è dove i soldi si fanno trafficando droga? Che mondo è dove si fanno i soldi con le armi? Che mondo è dove i soldi si fanno sfruttando i bambini? Che mondo è dove i soldi si fanno sfruttando le donne? Che mondo è dove gli esseri umani non contano nulla se non per essere sfruttati?
    E’ un mondo di miseria reale e culturale. E’ un mondo di iene, che sbranano gli agnelli.”
    Il caldo respiro della speranza
    Giuseppe Calocero
    E’ una società in cui domina il profitto ed in cui l’essere umano è solo merce per arrivare all’obiettivo principe su cui si fonda l’attività socio-economica.
    E’ una società in cui gli esseri umani sono dominati da un insieme di condizioni di vita, da un insieme di leggi dell’attività sociale che sono proprie del dominio di chi detiene il potere economico su chi vive del proprio lavoro.
    Il capitalismo è il regno della necessità non soddisfatte!
    Ogni essere umano vorrebbe vivere una vita diversa, sogna una vita nuova, ma non crede sia possibile avere intorno una dimensione socio-economica fondata su altri principi.
    Il rifugio nel soprannaturale e nelle superstizioni per alcune persone sembra una buona medicina per accettare la cruda realtà, che comunque rimane tale.
    E invece…se lo vogliamo, possiamo sognare!
    Possiamo sognare un mondo con al centro di ogni attività i bisogni dell’umanità; un mondo dove “ognuno dia secondo le sue capacità e riceva secondo i suoi bisogni”, senza ricchi e poveri, senza profitto e salario; un mondo di eguali nella loro diversità, dove la libertà, la giustizia, la fratellanza si tocchino con mano e non siano solo enunciazioni.
    Il capitalismo con la propaganda di paure, illusioni, tabù, superstizioni, luoghi comuni tenta di chiuderci in una gabbia di ignoranza e frustrazione per allontanarci dalla visione concreta della realtà. Camuffa il suo sistema del dio profitto, non importa se di stato, liberistico o misto, con la speranza dell’umanità per allontanarla dalla partecipazione al corso naturale della storia.
    Il capitalismo è, nonostante la sua apparente forza, al capolinea. Ha terminato la sua funzione storica.
    La forza del capitale è il potere economico, quella delle persone, che vivono di lavoro , è il numero.
    Solo con l’organizzazione questa immensa quantità di persone potrà presentarsi agli appuntamenti decisivi della storia con le potenzialità di realizzazione delle speranze e del sogno.
    La vita è bella e merita di essere goduta in tutto il suo splendore!

    Posted 3 years ago #
  9. giorgiofelici scrive:

    http://it.youtube.com/watch?v=vIOM407p-eI
    MI SONO FATTO DA SOLO .......x la prox campagna autunnale

    Posted 3 years ago #
  10. prometeo scrive:

    Il capitalismo fa “reggere l’ anima con i denti”.
    Il piano triennale per lo sviluppo(sic), approvato dal parlamento, accresce le sperequazioni e la miseria di chi già ogni giorno deve “ reggere l’anima con i denti”.
    Sono programmati peggioramenti nel campo della salute, della scuola, dei trasporti, nel mercato del lavoro, negli stipendi e nelle pensioni.
    I mass-media delle classi dominanti inneggiano alle scelte del governo e cercano di far sembrare le lucciole per lanterne. In realtà è un altro colpo alle condizioni di vita e di lavoro per chi vive sull’impiego delle proprie energie fisiche e intellettuali.
    La norma sui “precari”, che permette di sanare le irregolarità delle aziende con qualche spicciolo e vieta a tante lavoratrici e lavoratori di avere giustizia e l’art. 71 del piano di cui sopra, che obbliga i dipendenti della pubblica amministrazione per i periodi di malattia di qualunque durata ad avere un taglio dello stipendio nei primi dieci giorni di circa il 30%, costringendoli a recarsi al lavoro anche con la febbre, sono l’emblematici per capire da che parte stanno lo stato e coloro che lo rappresentano e che le leggi quasi mai in questo sistema fanno rima con giustizia, visto che si ispirano sempre alle esigenze delle classi dominanti.
    Queste norme ricordano il periodo fascista quando i salari venivano diminuiti per legge.
    Appare chiaro quindi che fascismo e democrazia sono due facce della stessa medaglia, nonostante “la democrazia sia il miglior involucro del capitalismo”, poiché ambedue con faccia feroce o suadente si pongono a strenua difesa del profitto.
    Nonostante la gravità delle decisioni, hanno brillato per la loro assenza, scontata quella della cosiddetta opposizione, qualsiasi partito non metta in discussione il sistema di produzione e distribuzione della ricchezza non può dirsi in contrasto con il sistema attuale, le organizzazioni sindacali.
    Hanno fatto le solite dichiarazioni vuote, ma hanno abdicato al loro ruolo, quello di difendere le lavoratrici ed i lavoratori.
    Si sono sottomessi, ancora una volta, all’ottica del profitto!
    Questo dimostra che le organizzazioni delle persone che lavorano, basilari per la difesa dei loro interessi, se non sono dirette da essi stessi, cadono in mano agli stessi partiti che portano avanti interessi di produzione e distribuzione in antitesi con le esigenze delle lavoratrici e lavoratori e che sono determinanti nel delineare una realtà ingiusta, diseguale e misera.
    L’accordo contrattuale del settore commercio, firmato da Cisl e Uil, non da Cgil, che peggiora le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti di quel settore e li costringe a lavorare la domenica senza avere nulla in cambio, è un altro esempio di quali interessi stiano a cuore a dirigenti sindacali che nulla hanno a che fare con le esigenze di chi lavora.
    La realtà è dura e triste per chi vive di solo lavoro! Ma c’è futuro!
    Un futuro che sta nelle nostre menti e nei nostri cuori.
    Sta nel capire che in questo sistema non ci sarà mai certezza di un presente e di un domani, nel fatto che esso è contraddittorio e nel suo cammino semina elementi che porteranno al suo superamento.
    Sta nel mettere in campo passione ed intelligenza senza mai abbattersi o sottomettersi, perché anche questo giova al “vecchio mondo”.
    Sta nel sentire che un “Mondo Nuovo” è possibile unendo intelligenze, cuori e gambe.
    “Solo il comunismo rende lo stato completamente superfluo, perché non c’è da reprimere nessuno, “nessuno” nel senso di classe, nel senso di lotta sistematica verso una parte determinata della popolazione.”
    Stato e rivoluzione
    Lenin
    Lo stato non è neutro, rappresenta le classi dominanti ed il profitto. Il piano triennale lo dimostra.
    Sperare di migliorare la propria vita in uno stato basato sul profitto è utopico. Solo una società senza classi in cui non esista sopraffazione, disuguaglianza, ingiustizia porta all’estinzione di amministrazioni, costruite per dominare e non per servire.
    La vita, liberata da ogni male, oppressione e violenza, è bella e va goduta!

    Posted 3 years ago #
  11. spam scrive:

    DIAMO SPERANZA AL POPOLO GEORGIANO CHE LOTTA CONTRO IL MOSTRO DEL COMUNISMO MASCHERATO DELLO STATO PIU\' MAFIOSO DEL CONTINENTE..La russia guidata dalla spia Vladimir, capo del KGB , alleato dei grandi \"nuovi ricchi del suo paese\" che non vuole oppositori, nè in patria nè fuori...in questo momento anestetizzato dalle olimpiadi , in un altro paese antidemocratico, il popolo georgiano sta lottando x la sua esistenza , diamogli voce
    TRUPPE RUSSE IN MOVIMENTO NONOSTANTE LA TREGUA
    All\'indomani della firma del cessate il fuoco da parte di Tbilisi, le truppe russe continuano a muoversi in Georgia in varie direzioni, presidiando il nodo strategico di Gori e spingendosi fino a 40 km dalla capitale, secondo fonti giornalistiche sul posto. Il ministero degli interni georgiano ha accusato inoltre i militari russi e gli irregolari sudosseti di compiere saccheggi e di aver distrutto un ponte ferroviario. Tutte notizie prontamente smentite da Mosca, che giustifica le proprie azioni con la necessità di garantire la sicurezza. Per lo stato maggiore russo, la situazione nella zona di conflitto sudosseta rimane tesa perché continuano a operare cecchini e alcuni gruppi delle forze georgiane, come i sabotatori di cui ieri sarebbe stato sventato un attentato al tunnel di Rokski, l\'unico collegamento tra la Russia e la regione separatista dell\'Ossezia del sud. La tregua resta quindi fragile. Tutto, per ora, ruota intorno all\'attesa del ritiro delle forze militari russe, sollecitato ieri non solo da Washington ma anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. La presidenza francese della Ue, che ha mediato l\'accordo, ha fatto sapere ieri che il presidente russo Dmitri Medvedev \"ha confermato di essere pronto a firmare anche lui e ha garantito che la Russia rispetterà scrupolosamente gli impegni, con particolare riferimento al ritiro delle proprie forze\". Intanto l\'Unhcr (Alto commissariato dell\'Onu per i rifugiati) ha denunciato l\'impossibilità di distribuire gli aiuti umanitari agli oltre 180 mila profughi stimati, affermando che la regione è in preda a un clima di banditismo e illegalità generalizzati. Sul fronte politico internazionale, Londra continua ad agitare lo spettro di possibili ripercussioni sul negoziato per la partnership tra Bruxelles e Mosca, mentre Kiev, che anela alla Nato come Tbilisi, prospetta un\'integrazione dei propri radar antimissile con i Paesi europei, dopo l\'annullamento degli accordi russo-ucraini sull\'utilizzo comune di tali impianti.

    Posted 3 years ago #
  12. spam scrive:

    REUTERS TV: PONTE FERROVIARIO DISTRUTTO
    TBILISI - Una troupe di Reuters tv ha constatato oggi che un ponte è stato distrutto sulla principale linea ferroviaria a ovest della capitale georgiana Tbilisi. In precedenza, oggi, il ministero dell\'Interno georgiano e il primo ministro Lado Gurgenidze avevano accusato i soldati russi di aver fatto saltare il ponte - situato vicino a Gori a circa 45 km da Tbilisi - interrompendo il principale collegamento ferroviario est-ovest della Georgia. Mosca aveva prontamente smentito di aver distrutto il ponte, denunciando \"un ennesimo bluff informativo georgiano\". Le immagini della Reuters tv hanno mostrato una delle due estremità del ponte crollata sulla riva del fiume. Abitanti del posto hanno affermato che una carica esplosiva é stata detonata a distanza, oggi, da uomini in uniforme militare. Secondo i testimoni si trattava di russi. Il ponte si trovava a Kaspi, non lontano da Gori e 45 km a ovest della capitale Tbilisi.

    Posted 3 years ago #
  13. spam scrive:

    Il Caucaso e\' una regione di vitale importanza strategica per il futuro energetico del Pianeta
    Dietro il conflitto in Georgia un nuovo \"Grande Gioco\" tra Russia e Occidente
    Lo scacchiere caucasico sta diventando quel che nell\'800 fu l\'Afghanistan per l\'impero russo ee quello inglese

    - Le continue frizioni tra il gigante russo e il suo piccolo vicino meridionale, la Georgia, hanno finito per provocare la tanto temuta scintilla che ha ridato fuoco alla polveriera del Caucaso, una delle zone strategicamente più importanti del Globo. La regione caucasica è una vera e propria Babele di lingue, etnie e religioni, sempre in precario equilibrio tra di loro. Una situazione che non ha eguali nel resto del Pianeta.

    Il fascino ancestrale del Caucaso deriva anche, e soprattutto, da queste sue caratteristiche uniche, che ne fanno però una delle zone più instabili del Mondo. Oltretutto, quella terra frastagliata da immense montagne, sterminate foreste e antichi villaggi di pietra, situata tra il mar Nero e il mar Caspio, è l’anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, e proprio la Georgia, che si trova al centro di quest’area di vitale importanza sia per la Russia che per l’Occidente, è il punto di snodo per le risorse energetiche che dall’Asia si avviano verso l’Europa e successivamente verso l’America.

    Il terreno di scontro tra Georgia e Russia è l’autoproclamata repubblica dell’Ossezia del Sud, una regione che storicamente ha sempre fatto parte della Georgia tranne, ovviamente, ai tempi dell’Unione Sovietica. Questa enclave separatista sostenuta da Mosca è poverissima, la maggior parte dei suoi abitanti ancora dedita alle tradizionali attività legate alla pastorizia, ed è coperta da montagne talmente aspre da essere poco propizia anche al passaggio di oleodotti e gasdotti. Ma è proprio in questa regione, dove gli ovini sono più numerosi degli abitanti, che la piccola Georgia e la Russia hanno deciso di regolare i loro conti. La capitale dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali, sarebbe stata quasi completamente rasa al suolo dall’attacco delle truppe georgiane, e dalla fulminea e letale risposta dell’esercito russo.

    Gli abitanti della città si sono diretti a decine di migliaia verso la regione gemella dell’Ossezia del Nord, o stanno rinchiusi nelle cantine, come ai tempi della guerra civile del 1990-91, quando la Georgia, in preda a un violentissimo ”raptus” nazionalista, cercò di cancellare con le armi lo status di autonomia che i sovietici avevano concesso all’Ossezia e all’Abkhazia all’interno della repubblica georgiana. Anche allora il risultato fu l’intervento dell’esercito russo che inflisse una pesantissima sconfitta alle truppe georgiane. Mosca si impose dunque come mediatore e garante della stabilità della regione, sottraendo l’Abkhazia e l’Ossezia al controllo di Tbilisi.

    Da allora le due repubbliche sono diventate roccaforti delle potenti mafie caucasiche che si dedicano a ogni tipo di traffico e contrabbando. Per la Georgia è di vitale importanza riaffermare la propria autorità su quelle regioni per far cessare quel tipo di attività illegali e altamente destabilizzanti. “Ma dove sono questi separatisti?”, si chiedeva recentemente la giornalista russa Yulia Latynina su Radio Liberty. “L’Ossezia del Sud”, ha spiegato la giornalista, “non è né un paese, né un regime; non è altro che una società a capitale misto che si è costituita tra generali russi e mafiosi osseti per speculare e guadagnare più possibile sull a guerra con la Georgia.”

    Il conflitto però si inserisce anche in un quadro più ampio, in uno scontro tra Occidente e Oriente per le risorse energetiche centroasiatiche che vede un asse Mosca-Teheran-Erevan, in opposizione a un asse Washington-Ankara-Tbilisi-Baku. Ecco che si ripresenta sotto altre spoglie il “Grande Gioco” tra Oriente e Occidente, di cui Kipling parlava nei suoi romanzi. Allora, alla fine del XIX secolo, l’impero russo e quello inglese combattevano uno guerra a bassa intensità per mettere le mani su quello che molti studiosi hanno definito il “cuore del mondo”, la Core Area dell’Asia Centrale, fondamentale per le ambizioni dell’uno e dell’altro. Una guerra che finì senza vincitori né vinti, perché le fiere e spietate tribù afgane fecero a pezzi sia i britannici che i russi, e poi perché la prima guerra mondiale stroncò le ambizioni sia dei russi che degli inglesi e aprì le porte del secolo americano, da alcuni storici chiamato anche “il secolo breve”, perché si sarebbe aperto nel 1914 per chiudersi nel 1989, con la caduta del muro di Berlino.

    Dopo la massiccia controffensiva contro i georgiani che tentavano di riaffermare il loro controllo sulla regione indipendentista, la comunità internazionale si è resa conto che i soldati russi hanno come scopo principale quello di mantenere in pugno tutta l’area del Caucaso, di cui Mosca si sente padrona assoluta. Un altro obiettivo della Russia è quello di impedire l’entrata del paese caucasico nella Nato come più volte chieste da Tbilisi ma, con una guerra in corso e due regioni occupate militarmente, è assai improbabile che l’Alleanza atlantica possa accogliere la Georgia già da settembre, come vorrebbe il Presidente Mikhail Saakashvili, che è riuscito comunque a portare la questione del Caucaso all’attenzione del Mondo intero.

    Occidente e Russia stanno iniziando a muovere le loro pedine sullo scacchiere regionale. Il “Grande Gioco” geopolitico del XXI secolo tra Russia e Occidente è iniziato.

    Massimo Alberico

    Posted 3 years ago #
  14. prometeo scrive:

    Il dolce sapore del cielo

    Il superamento di ogni bisogno, la conquista del cielo, sogno di ogni epoca umana era realtà.
    Coloro che avevano visto il passato ricordavano con terrore quell’epoca e la cancellavano subito dalla mente.Tanto era forte il crampo che prendeva lo stomaco!
    I nati nella nuova epoca, quando leggevano certi libri o vedevano certi film erano restii a credere che il mondo avesse visto realtà di quel tipo.
    Non osavano immaginare che esseri umani potessero utilizzare, come schiavi o finti liberi, altri esseri umani per avere dei miseri pezzi di carta o dei pezzi di materiale ferroso.
    Non osavano immaginare che tanta gente non avesse un lavoro, una casa;
    che tante persone non mangiassero abbastanza e altre morissero addirittura di fame ;
    che i bambini morissero per mancanza di cibo.
    Non osavano immaginare che esseri umani uccidessero altri esseri umani per motivi futili e banali; che ci fossero le guerre;
    che si distruggessero con le bombe tesori millenari, testimoni della storia dell’umanità;
    che un liquido brutto e nero fosse così importante.
    Non osavano immaginare che donne e uomini vendessero il loro corpo e, a volte, anche la loro anima per apparire in televisione, sui giornali;
    che le persone non esprimessero quello che sentivano nei cuori, ma solo quello che conveniva ai loro interessi;
    che un organo, chiamato Stato, imponesse tasse e decidesse sulle scelte delle persone in tema di rapporti d’amore e di vita, decidesse il giusto e l’ingiusto;
    che si nascondesse la conoscenza e si diffondesse l’ignoranza;
    che un malato dovesse pagare per essere curato;
    che la scuola non insegnasse sapere, ma ideologie;
    che un laureato non trovasse occupazione;
    che non si lavorasse o si lavorasse a segmenti;
    che l’informazione fosse solo al servizio di chi godeva del guadagno e nascondesse la verità;
    che chi produceva era povero e chi non produceva era ricco;
    che si andasse in pensione, orma,i vecchi e , dopo una vita di lavoro, fosse dura tirare avanti;
    che non tutti avessero una casa e che le case fossero diverse da persona a persona;
    che chi praticasse lo sport non lo facesse per passione e piacere, ma per denaro;
    che la donna non fosse ritenuta pari all’uomo e vivesse una condizione, spesso, negativa;
    che si dovessero pagare i trasporti e che i mezzi fossero così carenti;
    che gli anziani fossero abbandonati al loro destino, perché, ormai, improduttivi.
    Non riuscivano ad immaginare che ci fossero le armi;
    che ci fossero gli eserciti, la polizia, le guardie varie;
    che ci fossero le banche, le assicurazioni.
    Non riuscivano ad immaginare una politica, fatta non per le esigenze comuni, ma per gl’interessi di comitati d’affare e, anche, di bande di criminali.
    Non riuscivano ad immaginare che la stragrande maggioranza della popolazione, che viveva in condizioni precarie, non si ribellasse e, anzi, prendesse a modello proprio coloro, che avevano interesse a tenerli in quella situazione di sottomissione.
    I figli della nuova epoca non osavano credere, studiando la storia dell’umanità, che potessero essere esistiti periodi così bui e tristi per l’umanità! “

    Da “Il dolce sapore del cielo”
    di Giuseppe Calocero

    Posted 3 years ago #
  15. prometeo scrive:

    Un sogno che la storia farà realtà.
    “Ogni persona aveva un lavoro, a cui si doveva accedere compiuti i diciotto anni. Il tempo di lavoro era di due ore al giorno dal lunedì al venerdì. Si lavorava, quindi, dieci ore alla settimana.
    Due ore ancora della giornata erano dedite allo studio. Sempre dal lunedì al venerdì.
    La nuova società voleva persone, che raggiungessero le più alte vette della conoscenza e dava molta importanza ad essa, come fonte di sapere e di libertà.
    Dopo aver dedicato al lavoro e allo studio quattro ore totali della giornata, ognuno era libero di fare ciò che più gli piacesse.I lavori più alienanti e faticosi erano svolti da robot, impostati per assolvere i compiti loro assegnati…
    L’età lavorativa aveva termine a 50 anni per le donne e a 55 per gli uomini.
    Ogni cittadino era esonerato dal prestare lavoro e dal dedicarsi allo studio per sei settimane all’anno.
    In questo periodo di riposo poteva viaggiare, visitare ogni posto del mondo, soggiornare in ogni luogo, con la possibilità di usufruire di alloggi o dei centri alberghieri.
    La stessa cosa si poteva fare ogni giorno, svolti i compiti lavorativi e di studio, visto il livello di eccellenza dei trasporti, che permettevano, tramite i Celeste 120, aerei velocissimi, di raggiungere le località più lontane in pochissimo tempo.
    Il tipo di organizzazione economica e sociale permetteva poi di svolgere i propri compiti di lavoro e di studio in qualsiasi parte del mondo…Nella nuova società non c’era denaro.Non c’erano più merci da vendere o da comprare…
    La produzione era esclusivamente per il consumo, per soddisfare le necessità dei cittadini.
    L’essere umano e i suoi bisogni materiali e spirituali era stato messo al centro di ogni azione economica e sociale.
    Ogni persona doveva solo dare il suo contributo produttivo per ricevere tutto quello che a lei necessitava.
    D’altronde i beni prodotti erano di una tale quantità che ogni membro della società poteva usufruirne in abbondanza, anche oltre le necessità.”
    Il dolce sapore del cielo
    Giuseppe Calocero
    Sembra un sogno, ma è solo una società senza plusvalore e senza profitto, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
    Già nella situazione attuale si produce più dei bisogni della popolazione mondiale, nonostante, in tantissimi casi, gl’impianti produttivi non siano utilizzati al massimo.
    In questi giorni i mass-media stanno terrorizzando le persone sugli effetti della recessione in alcune aree del mondo, ma proprio questa situazione mostra come l’attuale sistema sia contro l’essere umano, visto che pur potendo produrre beni per soddisfare pienamente i bisogni dell’umanità, si riduce la produzione perché il mercato non è in grado di comprare i beni prodotti.
    La miseria, la fame, l’annullamento di ogni dignità umana di chi si trova a dover cercare ogni giorno di sopravvivere non conta in alcun modo.
    In questo mondo conta solo il profitto!
    E’ inutile pensare di rifondare il capitalismo, come dicono alcuni. Questo sistema va solo superato!
    “ Non basta. Bisogna inventare qualcosa di nuovo. E’ ora di finirla di procedere attraverso aggiustamenti strutturali dell’economia, che premiano soltanto i ricchi e allargano il solco con i poveri. Bisogna mettersi in testa che il capitalismo finanziario, dominatore dell’economia negli ultimi 30 anni, è fallito. Non va rifondato, va cambiato”
    Cardinale Maradiaga, presidente della Caritas internazionale ed osservatore della Santa Sede alla Banca mondiale ed al Fondo monetario internazionale.
    Fonte Famiglia Cristiana
    E’ vero va cambiato, ma questo può avvenire solo se lo si supera e si buttano il mercato ed il profitto nella spazzatura della storia, come avverrà, e s’instaura una società nuova con al centro le persone ed i loro bisogni.

    Posted 3 years ago #
  16. spam scrive:

    Ce n’è voluta, ma finalmente sta per crollare il mito della superiorità morale della sinistra

    Napoli, Firenze, l’Abruzzo, la Campania, la Calabria, passando per la guerra tra procure che coinvolgerebbe Mastella e nientepopòdimenoche Romano Prodi.
    Le inchieste su Fassino, D’Alema, Latorre, le banche, le Coop…
    E chissà cos’altro si potrebbe aggiungere.
    Una cosa è certa però: il mito della superiorità morale a cui da sempre si è attaccata la sinistra per distinguersi dal resto del panorama politico sta per venir giù come la caduta del muro di Berlino segnò la fine dell’epopea comunista.
    Non stanno più solo a destra gli impresentabili, insomma…
    Di Pietro l’ha capito e dopo aver sfruttato il PD per far convergere nella sua Italia dei Valori i voti dei delusi di Rifondazione e massimalisti vari, ha ben presto fatto capire che l’alleanza era bella che finita, che non era della stessa pasta…che gli obiettivi erano diversi, che l’idea stessa di politica era dissimile.
    Tant’è che anche in rete è da subito passato il messagio che solo l’ex magistrato di Mani Pulite rappresentasse l’unica, vera opposizione.
    Quello che non è ancora molto chiaro è se dall’aspirazione legalista, il Paese non stia scivolando, accompagnato dagli stessi Di Pietro e compagni, verso un giustizialismo di passata memoria, quello dei tempi di Tangentopoli, per intenderci.
    Quel giustizialismo che è stato un po’ il padre della “questione morale” moderna, che ha permesso a taluni di ergersi su piedistalli di cristallo e di puntare il dito verso i propri avversari, finchè appunto la fragilità del pulpito non è deflagrata in un tripudio di ipocrisia.
    L’Italia, vista così, sembra un po’ un cane che si morde la coda.
    Arriva un momento che fa sognare il cambiamento e qualcuno è subito pronto a tuffarvicisi per farsi trasportare sulla cresta dell’onda…tutti gli vanno dietro, finchè poi non giunge il tempo della risacca e finiamo di nuovo col culo per terra, con le nostre disillusioni che bruciano più di prima.
    Perciò viene facile un consiglio: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
    Attenzione a chi si profonde nel far risaltare le pagliuzze negli occhi altrui, perchè potrebbe essere il prossimo a farsi trovare con una bella trave…non diciamo dove.
    Guardate, ad esempio, il caso di quell’imprenditore siciliano celebrato per la sua lotta al pizzo: da icona della lotta civile alla mafia a delusione inaspettata e per questo ancora più fastidiosa.
    Ecco…in Italia funziona così…
    Non date retta a chi vuol fare il saputello…non credete a chi si vuol distinguere a tutti i costi…non credete che esista una “razza di migliori”…
    Perchè se la Storia insegna qualcosa, finirete poi col contare i granelli di sabbia che vi restano in pugno

    Posted 3 years ago #
  17. spam scrive:

    Luxembourg
    Crisi istituzionale nel Lussemburgo dopo il rifiuto espresso lunedì scorso dal Granduca Henry di firmare, per ragioni di coscienza, la legge sulla legalizzazione dell’eutanasia nel piccolo Regno nel cuore dell’Europa.

    Terremoto nei vertici istituzionali del Lussemburgo dopo il ‘no’ del Granduca Henry, cattolico, a sottoscrivere il testo che se approvato dal Parlamento, in seconda lettura entro dicembre renderà legale l’eutanasia. Per ovviare al rifiuto del Granduca di legittimare il provvedimento, come previsto dalla Costituzione del piccolo Stato retto da una Monarchia costituzionale, il premier Jean-Claude Junker ha proposto di emendare la Costituzione, cosicché il sovrano perda il suo potere di veto. Il premier Junker, leader dei cristiano sociali, si era opposto anche lui alla legge sull’eutanasia, quando in prima lettura nel febbraio scorso, aveva spaccato la Camera con 30 voti a favore contro 26. Dopo una fase di attesa e serrate consultazioni, il premier – che pure aveva parlato della questione con il Papa nell’udienza in Vaticano nel marzo scorso – ha voluto così rispettare – a suo dire - la volontà del sovrano e pure gli interessi del Paese. La modifica costituzionale dovrà ottenere il consenso di due terzi del Parlamento. Il Lussemburgo abitato da 480 mila abitanti, per l’85 per cento cattolici, sarà il terzo Paese europeo dopo Belgio ed Olanda a depenalizzare l’eutanasia per i malati terminali, con gravi sofferenze fisiche e psichiche e senza prospettive di miglioramento, con l’assistenza di almeno due medici e di un gruppo di esperti. Il Granduca Henry, 50 anni, da otto sul trono del Lussemburgo, sposato con Maria Teresa sua compagna universitaria, padre di 5 figli, non ha dunque ceduto alle pressioni del Parlamento, confortato dalla fede, come mette in luce l’arcivescovo del Lussemburgo, mons. Fernand Frank, al microfono di Hèlene Destombes:
    R. - Il Granduca, secondo la sua coscienza, non ha potuto firmare questa legge, e questo non si è mai avverato, è la prima volta; il Granduca ha dimostrato in tal modo di essere un uomo con dei principi, che agisce secondo la propria coscienza - la coscienza dei cristiani - e credo che quella che il Granduca ha dato è una grande testimonianza. Il primo ministro ha proposto una modifica della Costituzione: secondo l’articolo 34 della Costituzione, il Granduca sanziona e promulga le leggi. Adesso la modifica consisterà nell’eliminare questo passaggio. E’ stato un sollievo, così la crisi istituzionale è stata evitata; pensate, un piccolo Paese in un periodo di crisi finanziaria che avrebbe potuto avere in più una crisi istituzionale.
    D. - Come avete reagito riguardo a questo gesto molto forte del Granduca, che cosa significa?
    R. - Per la prima volta il Granduca si è confrontato con questo problema; cioè, ci sono delle leggi sull’economia, sul traffico… ma qui si tratta di una legge che mette in gioco la vita umana.
    D. - Com’è stato vissuto tutto questo dibattito su questa legge che legalizza l’eutanasia in alcune condizioni?
    R. – Noi, come Chiesa, ci opponiamo; la Chiesa spera che la dignità umana venga rispettata e che si possa morire nella vera dignità, stringendo la mano ad una persona, e non morendo per mano di una persona

    Posted 3 years ago #
  18. Harduro scrive:

    Ciao Colendissima, per la cronaca in Belgio quando Baldovino, anche lui cattolico, dovette firmare la legge sull\'aborto per non creare un impasse istituzionale, escogitò, o gli fu suggerito, l\'escamotage di abdicare per un giorno ta-ta-ta-taaaan

    Posted 3 years ago #
  19. prometeo scrive:

    Per una vita di libertà!

    In questo ultimo periodo i mezzi d’informazione ci stanno riempiendo la testa di ideologie sulla crisi finanziaria e produttiva e sulle tragiche conseguenze che essa porterà per milioni di persone in tutto il mondo. Si parla di milioni di posti di lavoro che andranno persi e di condizioni di vita che peggioreranno per un gran numero di persone.
    Gl’istituti di statistica scoprono che vi sono, anche nei paesi più sviluppati, grandi percentuali di popolazione che soffrono la fame o che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
    Come se la disoccupazione, la miseria, la fame, le guerre fossero solo un problema contingente e non strutturale al sistema capitalistico.
    Secondo il “Rapporto Unicef 2008” oggi nel mondo muoiono dieci milioni di bambini sotto i cinque anni.
    Questi bambini non riescono a diventare giovani!
    Eppure basterebbero modeste somme di denaro per salvare queste vite!
    Nel 2007 la spesa militare è stata di 1.204 miliardi di dollari, ma non si trova qualche miliardo di dollari per salvare la vita di questi bimbi.
    Il progetto di ridurre le morti a 9000 al giorno è stato presentato come un obiettivo molto ambizioso.
    Secondo il Tribunale permanente contro i crimini dell’umanità, istituito da un Trattato internazionale, ratificato da 106 stati, tra gli stati mancanti vi sono la Cina e gli USA, sarebbero 300.000 i bambini presenti in formazioni militari, dopo che solo recentemente sono state accertate le dimensioni del massacro effettuato durante la guerra Iran-Iraq di 30 anni fa, quando masse di ragazzini furono utilizzati per sminare le strade.
    La verità è che l’attuale sistema sociale in qualsiasi fase è fame, miseria, guerre, morti per milioni di persone.
    Negli ultimi anni vi sono stati profitti record per le imprese, eppure milioni di persone non hanno visto migliorare la loro vita; milioni di lavoratori e lavoratrici hanno visto ridursi lo stipendio, perdere diritti, peggiorare condizioni di lavoro e di vita.
    Che piova o ci sia il sole per chi vive offrendo al mercato capitalistico braccia o cervello la realtà è sempre dura da vivere!
    Per salvare le banche hanno investito e continuano ad investire miliardi di euro e dollari.
    Per salvare la vita a milioni di persone, che vivono di lavoro, mettono in campo solo briciole, tanto per apparire caritatevoli!
    La campagna sulla crisi è finalizzata a fa perdere altri diritti ed a far accettare condizioni di lavoro e di vita peggiorative, perché il “Re Profitto” possa prosperare, al di là dei cambiamenti che possano esserci all’interno del sistema e nei rapporti tra le imprese nel prossimo futuro.
    La verità è che il capitalismo è alla fine del suo percorso progressivo per l’umanità e che è solo sfruttamento, miseria, fame, guerre, morti.
    Il capitalismo è schiavitù materiale e morale.
    Scegliere la libertà vuol dire essere per il superamento delle attuali condizioni socio-economiche, per una società che si basi sul concetto: da “ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità”, in cui ogni essere umano possa mangiare, bere, vestirsi, avere una casa, usufruire dei beni prodotti, conoscere e nella conoscenza elevare il suo intelletto e se stesso a livelli eccezionali.
    Non esiste libertà senza la libertà materiale e spirituale, intimamente legate tra di loro.
    Non esiste civiltà senza persone libere materialmente e spiritualmente, le sole in grado di concepirla e realizzarla.
    L’attuale sistema non è né libero né civile, poiché vive sulla disuguaglianza sociale e contempla nel suo agire miseria, fame, guerre, morti per milioni di persone.
    Scegliere la libertà vuol dire scegliere di vivere ed adoperarsi per una nuova dimensione sociale ove al centro di ogni attività ci sia il benessere di ciascun essere umano e dell’umanità intera.

    Posted 3 years ago #
  20. prometeo scrive:

    “La fame da lupo” per una società nuova.
    La produzione nel mondo è il doppio delle necessità materiali dell’intera umanità. Già oggi, se vi fosse una società comunista, ogni essere umano potrebbe vivere senza subire il ricatto della soddisfazione dei bisogni. Invece i dati riportano che nell’intero pianeta più di un miliardo di persone non sono alimentate abbastanza ed ogni anno muoiono milioni di esse per fame.
    Una società che non soddisfa i bisogni primari e porta alla morte per inedia non può dirsi società!
    E’ un sistema che mette al centro il profitto e lo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano e che rende schiava delle necessità gran parte della popolazione mondiale.
    Il capitale per rivitalizzarsi ogni giorno cerca di sfruttare sempre più le masse lavoratrici e chiede di tornare a rapporti di lavoro simili ad un secolo e mezzo fa, in Italia il caso Fiat docet.
    I partiti parlamentari di ogni colore non si oppongono a questa nera e cruda realtà. I sindacati, al traino dei partiti, nei fatti sono sempre più a rimorchio delle esigenze del capitale.
    I posti di lavoro vengono tagliati, i salari e le pensioni abbassati, le condizioni di lavoro e di vita peggiorate, i servizi sociali, scuola, sanità, trasporti, finanziati con i soldi dei lavoratori, gli unici a pagare le tasse per intero, diventano un miraggio. Il capitale, usando pennivendoli, videolettori di notizie, rotocalchi vari cerca di sviare l’attenzione sull’omofobia, il razzismo,l’egoismo.
    Questo realtà non è per l’umanità!
    Gli esseri umani per definirsi veramente tali devono vivere e nella vita è insito il soddisfacimento dei bisogni materiali e spirituali.
    Non c’è libertà con la pancia e la mente vuote!
    “ Ma la democrazia pura e semplice è incapace di sanare i mali sociali. L’eguaglianza democratica è una chimera. La lotta dei poveri contro i ricchi non può essere combattuta sul terreno della democrazia o della politica.
    Anche questo grado è dunque solo uno stadio transitorio, l’ultimo mezzo puramente politico che ancora deve essere sperimentato e dal quale deve subito svilupparsi un nuovo elemento, un principio che oltrepassa la politica. Questo principio è il socialismo.
    Lineamenti di una critica dell’economia politica
    F. Engels
    La classe lavoratrice deve comprendere, acquisendo coscienza, che seguire un partito borghese od un altro significa solo schierarsi per una frazione della borghesia o un’altra, mai per i propri interessi.
    Per lottare per le sue esigenze chi vive di lavoro deve uscire dal circolo vizioso di destra, sinistra, centro, rottamatori, che vogliono residuare la classe lavoratrice, governo del fare finta, governo tecnico, governo di transizione, governo di responsabilità ed abbracciare in prima persona la propria causa, che deve mirare a difendere diritti, lavoro, salari, servizi sociali nell’immediato ed a superare questa dimensione economico-sociale nello storico.
    C’è molto da fare! Altro che non c’è più niente da fare!
    Chi propaganda la seconda sensazione vuole che le lavoratrici ed i lavoratori facciano poco per loro stessi e molto, lasciando fare a loro, per il capitale.
    “La fame da lupo” della classe lavoratrice, che ogni giorno nel mondo produttivo e nella società viene asservita, umiliata, colpita nella sua dignità deve esprimersi nel mettere in campo ogni energia per liberarsi dalla condizione imposta dalla realtà produttiva odierna.
    Un importante uomo politico italiano ha detto che in Italia non esistono poveri, ma solo persone che non hanno cognizione di utilizzo del benessere.
    La povertà quindi come colpa e la ricchezza come merito individuale, non frutto della società capitalistica e la sua divisione in classe.
    E’ una presa per i fondelli!
    Non solo ci sfruttano, ci prendono anche per imbecilli!
    E’ ora di mettere in campo tutte le forze intellettive e fisiche, la nuova società è più vicina di quanto essi pensano.
    Sta a noi esserci all’appuntamento con la storia!

    Posted 1 year ago #

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